La parola, la verità, la persona: la lezione di San Francesco

A 800 anni dalla morte del Santo di Assisi, una riflessione sul valore della verità, della pace e delle parole nella professione giornalistica.

In occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, da laici e da operatori dell’informazione a servizio del pubblico, prima ancora che da figli della civiltà cristiana, intendiamo proporre il suo luminoso esempio come modello per svolgere la nostra professione, per almeno quattro motivi.

Innanzitutto, per la passione per la verità che lo portava confrontarsi a viso aperto con i potenti, senza cedere a lusinghe o accomodamenti, a essere mosso da “una febbre d’amore” e a proporsi come segno di contraddizione rispetto al proprio tempo.

In secondo luogo, per la capacità di spogliarsi di ogni sovrastruttura, veste ideologica o orpello, per approcciarsi alla realtà autentica, ascoltandone la voce. Il suo rapportarsi a qualunque essere vivente è un monito a chi opera nell’informazione a prestare attenzione a tutto ciò che lo circonda e a raccontarlo con occhi insieme curiosi e critici e spirito puro. Cuore umile e mente pronta.

In terza istanza, per la sua testimonianza di operatore della pace, da difendere non come principio sterile, ma con l’uso sapiente della parola e con azioni conseguenti, attraverso il dialogo, l’esempio e il rispetto della Persona. Per chi fa il nostro mestiere, significa ricordarsi ogni volta che non abbiamo mai a che fare solo con dati o notizie, ma trattiamo sempre di persone e ci rivolgiamo a persone. E da questo approccio etico e antropologico può cominciare una “pacifica rivoluzione” anche nella nostra professione. Nel nome di San Francesco.

Da ultimo, per il suo uso della lingua volgare che lo rese uno dei padri della letteratura italiana, modello di stile nella scrittura e testimone della forza comunicativa del nostro idioma, ricercatore del Bello oltreché del Buono. Che la sua figura sia da monito per noi che lavoriamo con le parole a farci custodi, nell’esercizio della nostra professione, di quel patrimonio linguistico prezioso.

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